Mauro Mellini: La pornofotografa e il cardinale

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La pornofotografa e il cardinale

La pornofotografa e il cardinale, storia di una pentita celebre e di un processo infame nella Roma di Pio IX.

Roma, primi di febbraio del 1862: papa Pio IX riceve un misterioso plico. Contiene una serie di fotomontaggi osceni: la testa è quella di Maria Sofia, ultima regina consorte del Regno delle Due Sicilie, sorella minore di Sissi. Ma di chi è quel corpo nudo?

Nel giro di un mese, gli autori del misfatto sono arrestati: una coppia di fotografi, Antonio Diotallevi e Costanza Vaccari. Quest’ultima chiede l’impunità in cambio di “rivelazioni” scottanti non tanto sui finti scatti, quanto sulle attività del Comitato nazionale filopiemontese di Roma. È la prima pentita della storia d’Italia, nello Stato pontificio.

Nel 1982, profetico e pragmatico già allora, Mauro Mellini riesuma il caso e ne scrive il pamphlet storico Eminenza, la “pentita” ha parlato. Era un anno prima del caso Tortora e l’ex Radicale comincia già le sue riflessioni contro quello che definì “lo sciagurato e disinvolto ritorno al sistema dei pentiti”.

A distanza di trentacinque anni dalla prima stesura, l’autore ritorna con una nuova edizione del saggio, rivisto nel titolo, nella forma e nella struttura, leggero e di facile lettura, in cui ribadisce le sue tesi lucide, di un’attualità sconcertante, interpretando come tritacarne una certa giustizia malata, costruita quasi esclusivamente sulle rivelazioni, vere o presunte, dei “pentiti”.

Da Tortora, ai Buscetta di turno, passando dalla caccia alle streghe delle Br, fino ad arrivare alle chiare menzogne - riconosciute su più livelli - dei quattro dibattimenti sulla strage di Via D’Amelio, si alza forte il grido di condanna verso un fenomeno che ha finito per intossicare buona parte dei processi e ha portato lontana la scoperta di una già di per sé fragile verità.


Seppure in contesti diversi, come non notare la similitudine tra pentiti e apostati? È evidente l’uso che ne viene fatto per legittimare campagne persecutorie decise a priori, quasi come se, parafrasando Manzoni, “questa sentenza s’ha da fare” ad ogni costo. Campagne che spesso, spessissimo, si concludono con l’assoluzione degli inquisiti, nei confronti dei quali, di fatto, è comunque stata eseguita una “condanna mediatica” iniqua e diffamatoria.

Ricorda Mellini in un’intervista rilasciata a Radio Radicale nel 1982, che nella Roma papalina, a chi accusava altri tradendo, al “pentito” diremmo oggi, venivano condonati i reati commessi ed era definito “impunito”, che a Roma è tutt’ora sinonimo di infame.

Come infami sono gli apostati che per rifarsi un’aureola di candore, per non ammettere di aver fatto delle scelte autonome, giuste o sbagliate che fossero, accusano i loro ex-amici di averli “plagiati”, di averli indotti in errore, per cui loro [gli apostati] sono vittime innocenti a cui non può essere addebitata alcuna colpa (una sorta di impuniti). E, come nel caso dei pentiti, ci sono i “giustizialisti antisette” pronti a sfruttare gli apostati per portare avanti le loro opinabili campagne liberticide.

Mauro Mellini, 90 anni portati con “giovinezza”, è un prestigioso alfiere dei diritti civili e del garantismo, per i quali si è battuto per tutta una vita contribuendo a fondare, tra l’altro, il partito Radicale con Marco Pannella e la rivista online giustiziagiusta.info.

Per ulteriori informazioni sul libro: http://www.bonfirraroeditore.it/saggistica/la-pornofotografa-e-il-cardi…

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