Prima colpevole della morte della moglie e del figlio, poi innocente

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Fake News

L’articolo che segue dimostra come la “disinvolta” divulgazione di notizie errate, quando non dolosamente false, creino diffamazione. Le Fake News, la bad-literature, non sono un fenomeno di “complottismo e terrapiattismo, o non solo, bensì lo si riscontra spesso, troppo spesso, nei cosiddetti media generalisti, quelli che dovrebbero fare informazione fornendo notizie corrette, veritiere, scevre da preconcetti, pregiudizi e derive ideologiche. Purtroppo il vezzo di piegare la verità a favore di interessi ed ideologie di parte ha radici lontane e lo troviamo descritto mirabilmente nell’opera di Daniel Goldhagen, I volenterosi carnefici di Hitler (Mondadori, 1997). La continua diffusione di “verità inventate”, avallate dai media e da “persone autorevoli”[1], alla lunga determina un clima dapprima di intolleranza, per poi diventare discriminazione e, per ultimo, violenza. Abbiamo già avuto un olocausto, che ha visto tra le vittime innocenti proprio i Testimoni di Geova, non è il caso di creare i presupposti per vederne un altro in futuro.

[1] Si veda in proposito l’articolo di Massino Introvigne The Fear of the Occult and Politics e l’articolo di Nicola Colaianni La libertà di credo e i reati immaginari.


Prima colpevole della morte della moglie e del figlio, poi innocente

Dopo 21 anni e 7 processi padre di famiglia attende risarcimento

ROMA, 2 febbraio 2020 – Che valore si può dare alla vita di tua moglie e di tuo figlio perduti sotto i ferri di un ginecologo senza scrupoli? Quanto vale una vita, la tua vita, senza di loro? Quanto valgono la tua dignità, la sofferenza, la forza di sopportare la vergogna di una accusa indicibile e di una gogna mediatica basata sul pregiudizio religioso? Come dare una misura allo strazio di affrontare uno, due, tre, sette processi? O alla responsabilità di crescere da solo due bimbe piccole? O alla pazienza di aspettare anni per ottenere giustizia e trovare finalmente sollievo nella parola “innocente”?

Questa è la storia di Gaetano Bizzoca, 58 anni, di cui gli ultimi 21 passati in tribunale. Nel 1998 il signor Bizzoca stava attendendo con gioia la nascita del terzo figlio insieme alla moglie ricoverata presso l’Ospedale Umberto I di Barletta. La notte del ricovero la donna accusa forti dolori considerati però di poco conto dal personale di turno. Nonostante l’allarme lanciato dal Bizzoca, i medici giungono in soccorso troppo tardi, quando il bambino in grembo sarà ormai già morto. Anche la donna morirà a poche ore di distanza. I medici tenteranno però di coprire la loro grave responsabilità falsificando la cartella clinica. Metteranno addirittura in scena un intervento di urgenza ormai inutile: sapendo che il sig. Bizzoca è testimone di Geova, come la moglie, i medici gli chiedono il consenso a trasfondere la donna (ormai deceduta), certi che confermi il suo rifiuto. Sarà proprio il diniego del marito a essere usato dai medici per accusarlo di essere la causa della morte della moglie, sostenendo falsamente che ‘si sarebbe potuta salvare se fosse stata trasfusa’. I fatti verranno accertati solo in seguito da una perizia medico legale. Intanto i giornali pubblicheranno la notizia in prima pagina dando credito alla versione del medico e condannando il marito davanti all’opinione pubblica di avere rifiutato il sangue perché testimone di Geova. Serviranno 8 anni di processo per dichiarare definitivamente il ginecologo colpevole di omicidio colposo e falso, e ben 21 anni perché al sig. Bizzoca privato della moglie e del figlio sia riconosciuto il diritto a essere risarcito, sempre che un tale danno possa mai essere quantificato. Resta comunque il fatto che l’ingiusta gogna mediatica subita, difficilmente potrà essere cancellata o rimediata.

Alcuni titoli per ricostruire le tappe di questi 21 anni drammatici:

  • 1998: Il marito vieta la trasfusione, lei muore. Il disappunto dei medici: “Si poteva benissimo salvare” / Muore testimone di Geova durante parto per rifiuto trasfusione / Morire di fede. Deceduta una donna all’Ospedale di Barletta per una trasfusione non voluta: era una ‘Testimone di Geova’ / Muore testimone di Geova: medico, marito ha impedito di salvarla / Morta dopo il parto per una trasfusione negata. I medici: “Impossibile salvarla perché era testimone di Geova”
  • 2003: Donna morta di parto, condannato il ginecologo / Morte testimone di Geova durante parto: Giudice, false cartelle. Medico già condannato per imperizia, trasmessi atti a procura / Trani, morirono madre e nascituro: “Colpa del medico”
  • 2004: Fu omicidio colposo: medico condannato. La Corte d’Appello di Bari ha ribadito la decisione del primo grado di giudizio: il medico è colpevole di omicidio colposo
  • 2006: La Corte di Cassazione «ribadisce» il verdetto sulla morte di una partoriente avvenuta nel '98
  • 2019: Morì di parto, Asl condannata a risarcire la famiglia

cronostoria

Purtroppo in tutti questi anni nessun articolo di giornale ha avuto la forza di correggere completamente la notizia pubblicata nel 1998: una terribile accusa basata sul pregiudizio religioso. Quando l’accusa è così infamante, l’onda mediatica genera danni alla vittima che durano per tutta la sua vita. In un’intervista, Gaetano Bizzoca, 58 anni, prova a rispondere alle domande poste all’inizio.

Quale effetto ha avuto su di lei l’accusa pubblicata dai giornali, anche con titoli in prima pagina, di essere responsabile della morte di sua moglie e del suo bambino?

“È drammatico ritrovarsi al centro di una bufera mediatica. Io ero il mostro, il marito che, opponendosi alla trasfusione, aveva condannato a morte moglie e figlio. Sapevo di essere innocente, di aver fatto tutto il possibile per salvare mia moglie e il bimbo che portava in grembo, che l’errore era stato di altri: ci sono voluti tanti anni e diversi processi – penali e civili – per dimostrare che avevo ragione, che la responsabilità era del medico, che era lui che aveva sbagliato... Ma in quei giorni, e anche per molto tempo dopo, è stato davvero terribile”.

Il grande clamore mediatico generato a livello locale e nazionale le ha causato qualche difficoltà nella comunità dove viveva con le sue bambine? Ad esempio nel vicinato, con i parenti o sul luogo di lavoro?

“Sì, moltissime difficoltà. Quegli articoli pieni di pregiudizio, discriminatori, non corrispondenti alla verità, una verità che è finalmente emersa ma dopo troppo tempo, ebbero il potere di confondere l’opinione pubblica, screditare la mia reputazione ma soprattutto sconvolgere la mia vita e quella di coloro che mi stavano accanto. E in effetti, all’inizio, non fu facile farmi vedere in giro: le persone non conoscevano i fatti, conoscevano solo quello che avevano letto o visto in televisione. Inevitabili i pregiudizi. All’inizio perfino i parenti di mia moglie – non Testimoni – avevano preso le distanze da me, pensando che fossi stato io la causa della morte di Santa, mia moglie.”

Come ha vissuto l’accusa fatta dai giornali alla sua fede come testimone di Geova? Pensa vi sia stato un pregiudizio religioso?

“Perdere i propri cari, vedere quello che doveva essere un evento gioioso [la nascita di un figlio, ndr] trasformarsi in tragedia all’inizio è stato uno shock. E per un po’ vissi sopraffatto dai sensi di colpa: i giornali scrissero di tutto contro di me, anche se ho la netta sensazione che il bersaglio non fossi solo io, ma soprattutto la mia fede.”

“La mia comunità, però, mi è stata sempre vicina. E la mia fede mi ha sostenuto nell’affrontare la fin troppo lunga serie di sfide: il vuoto lasciato da Santa, gli innumerevoli processi, le difficoltà nel dimostrare la falsificazione della cartella clinica da parte del medico e dell’ostetrica, il lavoro, ma soprattutto il crescere da solo le mie due figlie. Sono state brave: Daniela ed Ester erano piccoline allora, hanno imparato presto a darmi una mano.”

“Dicono che il tempo guarisce tutte le ferite. Certo, ma le cicatrici rimangono. Comunque guardo al futuro con fiducia: la fede che mi ha sostenuto e confortato finora, mi dice di non mollare, che c’è ancora molto da fare, che il mio esempio potrà essere utile per altri che potrebbero ritrovarsi nelle mie condizioni”.

UFFICIO STAMPA
Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova