La religione unica di Scalfari

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Davide Romano

Di Davide Romano – Nell’editoriale del quotidiano la Repubblica di domenica 17 aprile, Eugenio Scalfari è tornato a precisare e a delineare la meravigliosa strategia di papa Francesco, il quale, a suo dire, con il viaggio a Lesbo e il messaggio ivi proferito insieme con il primate ortodosso, avrebbe aggiunto un ulteriore merito al suo pontificato, ovvero quello di aver dato un contributo simbolicamente determinante nella causa di pacificazione tra le periferie del mondo e il centro.

Certamente portare l’attenzione del mondo sui diseredati di Lesbo è fuor di dubbio gesto che impressiona e che forse accrescerà la pressione su quei paesi europei che non trovano niente di meglio da fare che alzare muri e palizzate contro famiglie inermi, fiaccate dalla fame e da viaggi oltremodo disumani.

Ma nel terminare il suo articolo, Scalfari ritiene di dover ribadire l’urgenza, anzi “l’antidoto” alle tante tensioni che attraversano il mondo, di una “religione unica” che affratelli tutte le confessioni, e accredita questa strategia a papa Bergoglio.

Ormai, quello del decano dei giornalisti italiani è diventato un pensiero ricorrente nei suoi editoriali, e vien da pensare che egli creda davvero alla genialità di tale strategia, mai spiegata nel dettaglio peraltro.

Stupisce che un grande alfiere del pensiero laico, di formazione socialista, possa immaginare l’idea di una religione unica: a quale esperienza storica di tal fatta egli intenderebbe richiamarsi?

A quella immaginata e propagandata da Pio IX, o a quella sprezzantemente annunciata più tardi da Pio XI nella Mortalium Animos?

E cosa fa pensare a Scalfari che le chiese e le confessioni, da quelle orientali a quelle di tradizione evangelica, che dialogano con il papa o che in talune solenni circostanze pregano insieme a lui per lenire le ferite del mondo, siano poi armoniosamente disposte a buttare al macero le loro secolari tradizioni e le proprie diverse teologie ed ecclesiologie, per tornare allegramente, o, se si preferisce, in maniera compunta, sotto l’amorevole e lungimirante conduzione del papa di Roma?

Per parte nostra, sommessamente, ci permettiamo di sollecitare al dotto Eugenio Scalfari di ripassare un po’ di storia del cristianesimo, onde evitare di continuare ad auspicare frettolose soluzioni uniformatrici, che ebbero riprovevoli controindicazioni almeno da Teodosio in giù.

Davide Romano è direttore del dipartimento Affari pubblici e Libertà religiosa dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno.

Fonte: news.avventisti.it

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