La CEDU condanna la Romania a un risarcimento di 291.000 euro alle vittime di MISA Yoga

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MISA – Movimento per l’Integrazione dello Spirito nell’Assoluto aveva subito una violenta campagna nell’ambito della “Operazione Cristo”, iniziata nel 2004, con un raid della polizia che aveva sconvolto i rappresentanti di varie nazioni europee, e di ONG come Amnesty International, per via delle scioccanti violazioni dei diritti umani ai danni del gruppo. Il 18 marzo 2004, 300 poliziotti della squadra anti-terrorismo, armati e a viso coperto, fecero irruzione con la forza in 16 case private nelle quali abitavano le persone che praticavano lo yoga di MISA. Il raid è stato ripreso e diffuso dai media rumeni dando inizio a una campagna mediatica diffamatoria contro il movimento, che, da allora, non è mai cessata, amplificata da movimenti anti-sette europei.
Secondo la sentenza della CEDU, la polizia rumena ha violato gli art. 3 (che vieta i trattamenti inumani e degradanti), 5 (che sancisce il rispetto per la privacy individuale e familiare) e 8 (che sancisce il diritto alla libertà individuale e alla sicurezza).
La polizia era al corrente delle attività pacifiche che si svolgevano nella scuola, sorvegliata da molto tempo. Non era, dunque, giustificato, da parte delle autorità, l’uso della forza e la mancanza di preavviso. Le modalità violente del raid sono state determinate dagli ordini che la polizia aveva ricevuto: negli appartamenti erano nascosti criminali che trafficavano in droga e prostituzione. Di conseguenza, la polizia aveva organizzato un raid armato del tipo indicato in questo genere di missione ad alto rischio.

Questa, secondo Soteria International, è la prova del fatto che l’operazione era premeditata e finalizzata a distruggere il movimento, senza riguardo per i valori della democrazia e i diritti umani delle persone. È anche la prova che le autorità rumene hanno agito in modo discriminatorio nei riguardi dei praticanti yoga, un fatto che le autorità rumene hanno sempre negato, fino alla sentenza della CEDU, che dà ragione alla ONG danese.Inoltre, nello stesso giorno, il 18 marzo 2004, non avendo trovato alcuna prova che potesse incriminare i membri di MISA e il loro leader, Bivolaru, i pubblici ministeri sono ricorsi a estorcere confessioni, usando intimidazione e manipolazione fisica e psicologica nei confronti di una delle minorenni, Madalina Dumitru, che risiedeva temporaneamente nella sede della scuola e che aveva allora 17 anni e mezzo. Fu interrogata per 13 ore di seguito e costretta a scrivere una dichiarazione, poi utilizzata come denuncia contro Bivolaru. L'accusa contro Bivolaru fu formulata in seguito a questo raid.

Nonostante, il giorno successivo, con l'aiuto del suo avvocato, la giovane ritrattasse quella dichiarazione, il caso fu ugualmente portato avanti in un procedimento legale irreversibile.
La sua richiesta fu negata e la ragazza fu costretta a testimoniare per 9 anni strumentalizzata, come se fosse una vittima, nel processo contro Bivolaru col quale lei negò sempre di aver avuto rapporti sessuali.

Nell’udienza del 14 giugno 2013 Madalina ha cercato ancora una volta di uscire fuori dal processo presentando un ulteriore affidavit e ribadendo di non aver mai avuto rapporti sessuali con Bivolaru, di non essere mai stata sedotta e di non voler presentare alcuna denuncia contro di lui. Il giudice ha rifiutato di accettare la sua dichiarazione.

Human Rights Without Frontiers ha denunciato ripetutamente, dal 2013, la violazione dei diritti umani della giovane e ha monitorato il modo di agire della Corte Suprema di Bucarest nel mese di Maggio 2013, richiedendo alla Commissione Europea di controllare la legalità di questo controverso processo.

Il 26 Aprile 2016 la CEDU si è finalmente pronunciata su questo gravissimo episodio, a 12 anni dai fatti, condannando la Romania a risarcire 26 praticanti yoga che erano stati assaliti durante il raid e che avevano denunciato le violenze subite alla CEDU per violazione grave dei loro diritti umani. Il risarcimento ammonta a 12.000 euro per ciascuno dei 23 praticanti yoga, 6.000 euro a un altro e 4.500 ad altri due.

F.O.B. (European Federation for Freedom of Belief), fin dalla sua fondazione ha sostenuto l'iniziativa di Soteria International e di Layms, due ONG federate, per ristabilire la verità sul caso di Bivolaru, rifugiato politico arrestato il 26 febbraio scorso in Francia, in violazione della normativa internazionale, e sul caso relativo alla violazione dei diritti umani dei praticanti di MISA Yoga, il gruppo fondato dal Bivolaru.

Gregorian Bivolaru, perseguitato dal regime di Ceausescu, ha ricevuto una condanna penale in Romania, nell'ambito di un processo estremamente controverso, segnato da documentate violazioni dei diritti umani fondamentali. Dal 2005 ha ricevuto l'asilo politico in Svezia; il movimento spirituale da lui fondato, MISA Yoga, è stato completamente assolto da ogni accusa l'11 dicembre 2015. Anche i 21 membri del movimento che erano imputati al processo sono stati assolti l’11 febbraio 2015.

Il contributo delle ONG a sostegno del gruppo è stato fondamentale: fra queste spicca Soteria International, associazione membro di FOB (European Federation for Freedom of Belief) e la stessa Federazione italiana, che, in sede dibattimentale, nel processo conclusosi nel 2015, ha messo a disposizione della difesa una memoria in cui veniva confutata la definizione di “setta” attribuita, da un consulente dell’accusa, all’associazione MISA Yoga.

Tra gli altri, anche la ricostruzione di Raffaella Di Marzio e Camillo Maffia, membri del Comitato Direttivo di FOB, i quali avevano presentato, all’attenzione della Commissione diritti umani del Senato, delle riflessioni in merito alla vicenda MISA in Romania e Italia in seguito al side-event in sede OSCE/ODIHR del 26 settembre 2013 a Varsavia, “Institutional Discrimination and Stigmatisation of Religious and Spiritual Minorities; Italy and Romania”, organizzato dalla stessa Soteria, al quale avevano partecipato insieme al presidente di Human Rights Without Frontiers Willy Fautré, il praticante yoga Dan Spatariu e il senatore radicale Marco Perduca, anch’egli oggi membro del Comitato Scientifico di FOB.

In quell’occasione, parallelamente alla vicenda rumena, si era approfondita la gravità della situazione italiana, che ha ricevuto tre raccomandazioni in merito alle violazioni della libertà religiosa rappresentate, a giudizio delle ONG, dalle attività della Squadra Anti-Sette della Polizia di Stato, problema messo a fuoco in quella stessa sede l'anno successivo in relazione al caso Ananda Assisi, un altro gruppo yoga accusato di essere una pericolosa “setta” e assolto da tutte le accuse dopo anni d’indagini, sofferenze e gogna mediatica, e ribadito da FOB, sempre in sede OSCE, nel settembre 2015.

Il caso MISA Yoga ha purtroppo avuto un’appendice anche in Italia, con una campagna dai toni molto forti: della vicenda italiana, nonostante il clamore mediatico e l’impatto dei blitz e dei raid sui membri del gruppo nel dicembre 2012, non si sa più nulla. La condanna della CEDU, nei confronti della Romania, è, tuttavia, un precedente che potrebbe motivare la segnalazione di altre violazioni dei diritti umani perpetrate a danno di questi praticanti yoga in altri Paesi europei.

Raffaella Di Marzio