Legge “anti-moschee”, il TAR dà ragione alla Chiesa di Scientology

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La sede di Scientology a Bergamo

La legge nota come “anti-moschee” approvata in Lombardia, di cui FOB si è diffusamente occupata, non è solamente odiosa dal punto di vista democratico - nata per contrastare il diffondersi di una religione, esemplifica anche solo nei moventi il concetto di “violazione della libertà di credo” - ma lo è anche e soprattutto sul piano pratico. Come spesso accade, per ottenere una norma antidemocratica in un paese democratico si crea un pasticcio giuridico, il quale ha inevitabilmente ripercussioni sui tribunali che già traboccano per le troppe cause.

Qualche giorno fa la notizia: il TAR dà ragione a Scientology. I fedeli bergamaschi della religione fondata da Ron Hubbard avevano individuato come luogo d'incontro i locali di un ex negozio, dove da meno di un anno si tenevano gli incontri e lo studio dei testi. Colpiti dalla “legge anti-moschee”, che si profila proprio come normativa sui luoghi di culto, gli scientologi si sono rivolti al tribunale, il quale non è potuto intervenire sulla libertà di credo (che la norma ufficialmente non investe, occupandosi solo della regolamentazione degli edifici), ma ha fatto notare che l'esiguo numero di fedeli, peraltro soci di un'associazione regolarmente costituita, non rendeva il luogo classificabile come “edificio di culto”, dunque la normativa è inapplicabile: il locale è la sede di un'associazione, non un luogo di culto.

Una vittoria per la Chiesa di Scientology, ma anche un precedente che deve far riflettere: se in Lombardia alcune centinaia di fedeli, indipendentemente dalla confessione che professano, si radunano attorno a un locale simile a quello scelto da Scientology per incontri di tipo religioso, ecco che si espongono alla legge anti-moschee e non sono più liberi di praticare la propria fede. In altre parole, alle minoranze religiose conviene “passare per associazioni” e non per confessioni, altrimenti rischiano di essere sgomberate. Inoltre, la battaglia di Scientology non è ancora conclusa: il Comune infatti, stando a quanto riporta il Corriere della Sera nella cronaca di Bergamo, ha deciso di contestare alla Chiesa l'abuso edilizio. Nel frattempo, ricordiamo che il governo ha impugnato la legge voluta dalla giunta Maroni presso la Corte Costituzionale.

Insomma, i contribuenti stanno pagando querelle che si svolgono a colpi di cavilli per via di una “legge speciale” impossibile da promulgare in quanto tale e che ha quindi preso la forma di un piccolo mostro giuridico, che si rivela tale nelle sue applicazioni, creando unicamente confusione. Il terrorismo islamico, bersaglio elettorale della Lega che ha motivato così la necessità della norma, godrà invece di sempre maggior salute, in quanto la “penalizzazione” del culto manifesto farà inevitabilmente proliferare funzioni clandestine, terreno fertile per chi ha cattive intenzioni; messi ai margini gli islamici democratici e desiderosi di partecipare alla vita sociale e all'inclusione anche vivendo la loro religione alla luce del sole, e colpite immotivatamente le altre minoranze religiose con e senza intesa col governo, la legge anti-moschee sembra essere riuscita nel suo unico obiettivo: dare fastidio all'altro indistintamente, e consentire alla Lega la solita operazione mediatica che gli permette di entrare nelle case dei cittadini con spazi d'informazione inusitati.

Vere e proprie campagne elettorali permanenti fondate su forme di discriminazione più o meno palesi, che se fossero invece fatte di proposte politiche costerebbero al partito somme esorbitanti in manifesti, convegni, eventi elettorali... Costringere gli altri a parlare di sé parlando male degli altri: una tattica vincente, alla quale non ci si può sottrarre soprattutto quando la parola diventa azione legislativa, penalizzando di fatto la libertà di culto.

Strategia talmente efficace che anche noi, alla fine, siamo qui a parlarne.

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