Il caso Tai Ji Men mette in luce gli errori sistemici in cui prove fabbricate e avvisi di accertamento fiscale illegittimi sono rimasti impuniti per 30 anni.
di Alessandro Amicarelli — Prima del Giorno della Memoria della Pace 228 a Taiwan, il Partito Progressista Democratico (DPP), attualmente al governo, ha pubblicato sui social media un messaggio in cui affermava che le cicatrici della storia non vivono solo nei cuori delle famiglie delle vittime, ma anche nella sfera pubblica. Ricordare la verità, chiarire le responsabilità e rimanere vigili per evitare di ripetere gli errori del passato sono doveri condivisi da tutti i taiwanesi, indipendentemente dal partito politico, dall'etnia o dalla generazione, ha scritto il DPP.
Protesta di Tai Ji Men a Taiwan
Il 28 febbraio 1980, avvenne il massacro della famiglia Lin (le vittime erano i familiari dell'allora membro dell'Assemblea provinciale Lin Yi-hsiung). Rimane uno dei casi politici irrisolti più noti dell'era della legge marziale a Taiwan. Tien Chiu-chin (ora membro del Control Yuan, la Corte dei Conti taiwanese), che all'epoca era la segretaria di Lin Yi-hsiung, fu la prima amica ad arrivare sul luogo della tragedia. Lo ha raccontato con commozione in un'intervista rilasciata in vista del Giorno della Memoria della Pace 228 di quest’anno. Rievocare questa storia, ha affermato, non ha lo scopo di fomentare l'odio, ma di aiutare la società a comprendere le circostanze e il contesto di quel periodo. «Ecco perché l'educazione ai diritti umani è così importante!».
Tien (che ha ricoperto la carica di parlamentare dal 2005 al 2016) venne in seguito a conoscenza di un'altra ingiustizia, questa volta nell'era post-autoritaria di Taiwan: il caso Tai Ji Men. Lo descrisse come uno scandalo in cui la legislazione fiscale era stata usata per intrappolare un movimento spirituale «come rampicanti fino a farlo morire». Come parlamentare, mise ripetutamente in discussione le autorità e sostenne pubblicamente Tai Ji Men. «L’Ufficio Nazionale delle Imposte ha perseguito ossessivamente un caso che era già stato giudicato legittimo e senza problemi dalla magistratura, dal Control Yuan e dalla Corte amministrativa suprema», affermò. «Sono state riproposte più e più volte delle cartelle esattoriali illegali per oltre un decennio. I diritti dei contribuenti sono stati completamente calpestati. Quando un gruppo della società civile composto da oltre diecimila persone viene trattato in questo modo, i cittadini comuni rimangono senza parole e impotenti».
Gli studiosi sostengono che il caso Tai Ji Men sia uno specchio che riflette il vero stato di diritto a Taiwan. Diversi di loro sono intervenuti al forum del Giorno della Memoria della Pace del 2026, dal titolo «Diritto e Fisco 228: uno sguardo alla verità», riprendendo in esame il caso Tai Ji Men.
Il professor Chen Chih-lung, presidente dell'Associazione taiwanese per la ricerca sul diritto penale finanziario ed economico, osserva che il caso non è una semplice controversia fiscale, bensì un caso montato ad arte con «accuse ed evasioni fiscali inventate», un caso fiscale «assolutamente assurdo». Egli esorta il Ministro delle Finanze a difendere la giustizia sistemica e a «prosciogliere e correggere gli errori», affinché il sistema fiscale e tributario di Taiwan possa tornare sulla retta via.
Il professor Chen Chih-lung, presidente dell'Associazione taiwanese per la ricerca sul diritto penale finanziario ed economico, osserva che il caso non è una semplice controversia fiscale, bensì un caso montato ad arte con «accuse ed evasioni fiscali inventate», un caso fiscale «assolutamente assurdo». Egli esorta il Ministro delle Finanze a difendere la giustizia sistemica e a «prosciogliere e correggere gli errori», affinché il sistema fiscale e tributario di Taiwan possa tornare sulla retta via.
Lettera dell'Ufficio Nazionale delle Imposte all’Ufficio Investigativo del Ministero della Giustizia, in cui si chiedevano chiarimenti in merito alla determinazione dell'importo delle tasse a carico di Tai Ji Men. La risposta è stata che la cartella esattoriale era stata emessa sulla base dei dati forniti dal’Ufficio Investigativo, non dall'Ufficio Nazionale delle Imposte, e che quest'ultimo non aveva nemmeno effettuato alcuna verifica.
L'articolo 3 della Legge sulla Riscossione delle Imposte stabilisce chiaramente che gli enti fiscali devono riscuotere le imposte a tutti i livelli di governo. Già nel 1981, il Ministero delle Finanze aveva chiarito che gli investigatori dell'Ufficio Investigativo non sono personale addetto alla riscossione delle imposte. Eppure, nel caso Tai Ji Men, l'Ufficio Investigativo della città di Taipei si è di fatto sostituito all'Ufficio Nazionale delle Imposte, abdicando alla propria autorità e limitandosi a copiare i dati dell'Ufficio Investigativo.
Il professor Huang Chun-chieh della National Chung Cheng University osserva che la stessa lettera dell'Ufficio dimostra che quest'ultimo non ha adempiuto al suo obbligo legale di condurre un'indagine indipendente prima di emettere le cartelle esattoriali. Ciò viola l'articolo 43 della Legge sulla procedura amministrativa, che impone agli organi competenti di considerare tutti i fatti e le prove pertinenti, di valutare la verità sulla base della ragione e dell’esperienza e di informare le parti delle motivazioni delle proprie decisioni. Le azioni dell'Ufficio hanno ignorato il giusto processo e violato i principi fondamentali di uno Stato di diritto.
Il professor Ge Ke-chang dell'Università di Soochow aggiunge che il diritto tributario è parte integrante della Costituzione e che i suoi requisiti di giusto processo sono molto più rigorosi di quelli del diritto amministrativo ordinario. Gli atti amministrativi nulli, osserva, sono nulli fin dall'inizio e possono essere impugnati in qualsiasi momento. Il caso Tai Ji Men, sostiene, è un esempio da manuale di sanzione amministrativa nulla.
Il caso fiscale di Tai Ji Men è stato montato ad arte fin dall'inizio. Tutto ebbe origine dall'azione penale illegittima del procuratore Hou Kuan-jen e dal suo trasferimento del caso all'Ufficio Nazionale delle Imposte per la valutazione fiscale. L'Ufficio non ha agito in conformità alla legge, non ha condotto alcuna indagine fattuale e ha copiato le cifre gonfiate preparate dall'Ufficio Investigativo. Si è trattato sia di una "falsificazione qualitativa" (invenzione della natura del reddito) sia di una "falsificazione quantitativa" (invenzione degli importi). L'indagine del Control Yuan del 2009 ha individuato sette gravi violazioni da parte dell'Ufficio, tra cui la mancata verifica dei fatti, la mancata indagine o valutazione adeguata e la mancata chiarificazione della natura del reddito.
Nel 2021, l'esattore delle tasse Shih Yueh-sheng, ormai prossimo alla fine della sua battaglia contro il cancro, rivelò la verità, affermando che Hou Kuan-jen aveva manipolato il caso Tai Ji Men e che la sua convocazione a testimoniare da parte del pubblico ministero all'epoca dei fatti era stata una vera e propria farsa.
Le contraddizioni erano evidenti. Nel rinvio a giudizio, gli stessi fondi venivano classificati contemporaneamente come proventi illeciti (da confiscare) e come entrate derivanti dalle rette (da tassare). L’Ufficio delle Imposte avrebbe dovuto attendere la sentenza del tribunale penale per determinare la natura del reddito. Invece, ha emesso avvisi di accertamento fiscale basandosi esclusivamente sull'atto d'accusa.
La commercialista Li Yingxin, da sempre paladina dei diritti dei contribuenti, ha osservato che nel caso dell'ex presidente Chen Shu-bian, l'Ufficio delle Imposte ha correttamente distinto tra proventi di corruzione (che devono essere confiscati e non sono tassabili) e fondi personali (che possono essere tassabili). Se i proventi fossero costituiti dall’avanzo della campagna elettorale dell'ex presidente Chen trasferiti a suo figlio Chen Chih-chung, sarebbero soggetti all'imposta sulle donazioni, ai sensi di legge. Pertanto, era necessario attendere il verdetto del tribunale per determinare la natura dei fondi prima di decidere se tassarli.
Nel caso Tai Ji Men, tuttavia, l'Ufficio ha ignorato questo principio, emettendo avvisi di accertamento fiscale prima che venisse emessa la sentenza penale e omettendo di indagare sulla natura dei fondi. Gli avvisi di accertamento fiscale erano viziati e nulli fin dall'inizio.
Ai sensi dell'articolo 83 della legge sull'imposta sul reddito, ai contribuenti può essere richiesto di presentare libri contabili e giustificativi. In caso di mancata presentazione, l'Ufficio può stimare il reddito sulla base degli standard di settore. Tuttavia, nel caso Tai Ji Men, l'Ufficio non ha mai notificato il contribuente e ha stimato direttamente il reddito, violando così la procedura prevista dalla legge.
L'Ufficio ha inoltre utilizzato il metodo di prova indiretta senza avere ottenuto la necessaria approvazione dal Ministero delle Finanze, violando così l'articolo 83-1. Si tratta di un vizio grave e insanabile che rende nulle le decisioni fiscali ai sensi dell'articolo 111 della Legge sulla Procedura Amministrativa.
Gli esperti, tra cui il commercialista Wang Ming-yi e il professor Huang Chun-chieh, sottolineano che le prove indirette devono essere utilizzate con cautela e solo con l'approvazione del Ministero. Senza tale approvazione, la decisione è nulla.
L'ex giudice Yuan Congzhen ha dichiarato che le cartelle esattoriali emesse dall'Ufficio erano illegali. L'ex vicedirettore dell'Amministrazione fiscale Xu Chun'an ha riconosciuto pubblicamente che, senza l'approvazione del Ministero, l'Ufficio non avrebbe potuto rimediare al caso e avrebbe dovuto ammettere la propria sconfitta. Il caso Tai Ji Men, ha affermato, dovrebbe essere ribaltato per motivi di coscienza e giustizia.
Manifestazione per la verità e la giustizia nel caso Tai Ji Men a Taiwan
Il caso ha preso il via da un'indagine e da una procedimento giudiziario illegali condotti dal procuratore Hou Kuan-jen. Nel 2002, il Control Yuan ha individuato otto gravi violazioni commesse da Hou e lo ha deferito per un provvedimento disciplinare. Hou ha ammesso di non aver condotto alcuna indagine. Dal punto di vista giuridico, un atto d'accusa è solo un'asserzione e non può essere utilizzato come base per l’imposizione fiscale. Eppure l'Ufficio lo ha considerato una prova definitiva.
Nel 2007, la Corte Suprema ha stabilito che Tai Ji Men non aveva obblighi fiscali e non aveva violato la legge sulla riscossione delle imposte. La Corte ha confermato che le donazioni offerte dai discepoli al loro maestro erano doni, non rette, e pertanto non soggette a tassazione.
Chien Lin-hui-chun, ex membro del Control Yuan, ha ricordato che durante la sua indagine del 2009 aveva individuato sette aree che necessitavano di correzioni. Ogni volta, l'Ufficio ha ammesso l'errore. Nel 2011, disse al Ministro delle Finanze: «Questo caso è chiaramente errato; dovrebbe essere chiuso». Eppure continua ancora oggi.
Ex magistrati e studiosi, tra cui il giudice Wen Yao-yuan e il professor Hu Boyan, hanno ripetutamente sottolineato che gli atti d'accusa e i documenti investigativi non sono prove ammissibili e non possono servire come base per la tassazione. Eppure l'Ufficio si è basato esclusivamente su di essi.
Le prime elezioni presidenziali di Taiwan del 1996 segnarono l'inizio della democrazia e della libertà. Tuttavia, residui di autoritarismo persistettero, mascherati da repressioni contro le «sette», causando danni collaterali a gruppi come Tai Ji Men. Con il pretesto di «procedure legali» e «tassazione», le autorità amministrative attuarono una doppia persecuzione.
La verità è ormai chiara. I funzionari del fisco non hanno condotto alcuna indagine. Hanno copiato i dati dall'Ufficio Investigativo. Hanno utilizzato prove indirette senza l'approvazione del Ministero delle Finanze. Hanno emesso sei cartelle esattoriali gonfiate e inflitto pesanti multe.
La verità è chiara: Tai Ji Men è una scuola di qigong e arti marziali, non un centro di preparazione agli esami (cram school). Il Ministero dell'Istruzione lo ha esplicitamente confermato. Non essendo un centro di preparazione agli esami, non prevede rette scolastiche e quindi non è soggetto a tassazione.
La verità è chiara: l'Ufficio Nazionale delle Imposte ha riconosciuto nel 2012 e nel 2013 che Tai Ji Men non era un centro di preparazione agli esami, eppure non ha revocato le sanzioni illegali, lasciando Tai Ji Men intrappolata in un limbo procedurale.
Come ha osservato Massimo Introvigne, direttore di Bitter Winter, il caso irrisolto di Tai Ji Men è un doloroso promemoria di come persistano le vestigia dell'autoritarismo. Tai Ji Men ha trasformato la sofferenza in resistenza pacifica, trasformando l'ingiustizia in un movimento globale di coscienza. Il forum del Giorno della Memoria della Pace del 2026, “Legge e Fisco 228: Uno sguardo alla verità”, ha riunito esperti e studiosi per analizzare il caso e chiedere il suo proscioglimento, affinché Taiwan possa finalmente liberarsi dalle ombre persistenti della legge marziale.
Pubblicato anche su Bitter Winter