Perché non sono Charlie e non sto con la Francia

charlie hebdo

10 gennaio 2015 — Questi sono i giorni dopo il lutto e l'angoscia. Le emozioni ci hanno unito a livello planetario, come quando abbiamo visto cadere le Torri Gemelle e saltare in aria la metropolitana di Londra o il treno di Madrid.

Gli esecutori sono terroristi criminali che si nascondono dietro il nome di un Profeta venerato da milioni di musulmani, i quali condannano apertamente questa violenza e si sentono traditi per il fatto che chi la compie gridi che lo fa in nome del Profeta. Una bestemmia, per milioni di musulmani. È quello che ha detto il fratello di una delle vittime, durante una conferenza stampa.

Charlie 1L'azione dei terroristi è una vendetta contro i giornalisti di un giornale satirico che hanno offeso Maometto e l'Islam. Tuttavia, i criminali hanno ucciso anche due musulmani che si trovavano sotto il tiro delle loro armi, come hanno fatto altri criminali dell'ISIS, che hanno tagliato la gola a persone innocenti, musulmani anche loro. Mi sembra evidente che l'Islam e Maometto c'entrano poco in tutto questo. La questione è certamente molto più complessa di quanto appare da queste poche parole, tuttavia quello che sta accadendo è talmente estesamente commentato da illustri studiosi, e politici rampanti, che non voglio aggiungere altre parole a fiumi di parole. Vi lascio ai Talk show.

Ciò che voglio dire, invece, in queste mie riflessioni, riguarda la "santificazione" delle vignette satiriche di Charlie Hebdo e l'esaltazione della Francia come la patria delle libertà: due operazioni propagandistiche che non hanno nulla a che fare con la morte di persone innocenti e il dolore dei loro cari e dei parenti dei criminali morti ammazzati.

Le persone e il loro dolore interessano molto poco ai personaggi che si alternano sui media per commentare, considerare, valutare e progettare come sconfiggere il "terrorismo islamico".

Comincio subito dalle vignette.

Charlie 2Sono rimasta scioccata da quanto è accaduto ai giornalisti, non c'è nulla che possa giustificare quello che è successo, ma le vignette che quel giornale pubblicava non mi piacevano prima e non mi piacciono neanche adesso.

Le vignette di Charlie suscitavano in me un senso di nausea e repulsione, insieme a un forte fastidio, perché l'offesa volgare riservata alle diverse religioni, che di volta in volta venivano messe alla berlina, non profumava di libertà. Quale libertà?

Una libertà senza rispetto per le credenze altrui a mio avviso non è libertà. La dignità della persona umana si rispetta anche evitando di volgarizzare ciò che per quella persona è sacro, ciò a cui affida la sua stessa esistenza, ciò che dà addirittura un senso alla vita di miliardi di persone, la religione, appunto, o qualsiasi forma di credenza.

La psicologia della religione, che studia il comportamento religioso e il modo in cui le credenze religiose spesso siano determinanti per la salute psicofisica dell'individuo, che ha verificato la funzione della religione come unica via d'uscita dall'abisso di malattie e vuoti esistenziali profondi che, altrimenti, porterebbero al suicidio o alla dipendenza, ha, negli ultimi decenni, sottolineato la funzione positiva delle forme religiose diffuse in tutto il mondo. Ed è ormai certo che la religione non è l'oppio dei popoli e neanche una nevrosi ossessiva. Potrebbe esserlo, ma non è così per la maggioranza delle persone.

Nei credenti l'offesa grave, e condita di volgarità, alla propria religione, provoca una sofferenza profonda che colpisce come una lama affilata, che non uccide, ma fa perdere i sensi. Il fatto che l'offesa sia disegnata in un fumetto e faccia ridere qualcuno non attenua il danno, anzi, lo aggrava.

Ieri, David Brooks, opinionista del quotidiano New York Times e insegnante alla Yale University, nel suo articolo "I am not Charlie Hebdo", scriveva che, se quei giornalisti "avessero cercato di pubblicare il loro giornale satirico in qualsiasi università americana nelle ultime due decadi sarebbero durati 30 secondi. Gli studenti e le facoltà li avrebbero accusati di incitamento all'odio".

Non è l'unica voce discordante, e per questo credo che bisognerebbe riflettere maggiormente sull'impatto che un certo modo di fare informazione, o di fare satira, ha sulle persone, che rimangono sempre, a mio avviso, il valore più importante da salvaguardare, le persone e la loro dignità, anche se non si condividono le loro idee o la loro religione.

La seconda riflessione che vorrei fare potrebbe sembrare fuori tema, perché oggi è il giorno in cui tutti sono con Parigi e per la libertà, anzi, per le libertà repubblicane. Tuttavia, nessuno dice che, da decenni, la Francia discrimina con leggi e commissioni parlamentari ad hoc, decine di minoranze spirituali e religiose a cui aderiscono i suoi stessi cittadini, cittadini francesi che non si sono resi protagonisti di alcuna forma di violenza, anzi sono stati essi stessi oggetto di violenza ingiustificata e campagne diffamatorie orchestrate dai media e da gruppi antisette finanziati proprio dalla Francia "libertaria".

Charlie 3Il Parlamento francese ha prodotto, nel 1996 e nel 1999, due rapporti sulle "sette" che hanno ricevuto severe critiche:

Sulla base di questi rapporti, e delle attività della Missione, cittadini francesi hanno perso il loro lavoro in quanto membri di "sette" elencate nella lista del rapporto 1996; a gruppi inclusi in questa lista è stato impedito di affittare locali pubblici e più in generale di svolgere le loro normali attività. La comunità internazionale non ha passato sotto silenzio questi sviluppi: [...] autorevoli giornalisti ne hanno ricavato per la Francia un poco invidiabile sesto posto (e primo fra i paesi a regime democratico) tra i paesi più criticati per le loro violazioni della libertà religiosa. Le stesse critiche sono state espresse reiteratamente nei rapporti annuali sulla libertà religiosa dell’amministrazione americana, e in documenti di organizzazioni internazionali indipendenti che si occupano di diritti umani (Introvigne, 29 settembre 2001).

La Francia ha stilato una lista di "sette" nella quale erano inclusi la Società Torre di Guardia e Scientology, l'Opus Dei e la SokaGakkai, ma non c'erano segnalati i gruppi terroristici guidati da Imam che istigano alla guerra santa. Nei rapporti parlamentari del 1996 e 1999 si affermava che le "sette" vengono identificate sulla base delle loro tendenze violente. Tuttavia nella lista del 1996, che contava 172 "sette pericolose" attive in Francia, dice Introvigne scrivendo a Raymond Forni, Presidente dell’Assemblea Nazionale Francese, non c'era:

neppure uno dei numerosi gruppi dell’Islam radicale presenti nel vostro paese, presumibilmente non meno pericolosi e violenti delle Chiese pentecostali, gruppi buddhisti e altre realtà incluse nella lista [...] Studiosi francesi mi hanno spiegato ripetutamente che la lista è stata preparata dai vostri servizi di sicurezza, che hanno rapporti singolarmente buoni con il mondo islamico, comprese le sue frange più radicalmente anti-occidentali e anti-americane (e rapporti poco buoni con molti gruppi religiosi che operano in territorio francese in quanto li considerano "americani"). Gli stessi studiosi mi hanno fatto notare che l’elettorato musulmano è ormai decisivo nelle elezioni francesi, e forse hanno ragione (Introvigne, September 29, 2001).

Ma la Francia libertaria, che in queste ore viene esaltata, non si è fermata a questo. Il 30 maggio 2001 l’Assemblea ha votato una legge che intende risolvere il presunto problema delle "sette" in Francia, permettendone lo scioglimento nel caso i loro dirigenti siano stati riconosciuti colpevoli di reati e introducendo il reato di "manipolazione mentale" o "plagio". Una legge considerata pericolosa per la libertà religiosa non solo dalle "sette", ma anche da esponenti di religioni maggioritarie di matrice cristiana, da molti membri del Consiglio d’Europa, di ONG internazionali e dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Inoltre, il governo francese, finanzia da oltre un decennio una organizzazione privata con sedi in oltre 20 paesi europei, la Fecris, sulle cui controverse attività è stato pubblicato uno studio dell'Università di Dresda voluto e diffuso da Human Right Without Frontiers.


Se non bastasse tutto questo, recentemente, un parlamentare francese, Rudy Salles, ha lavorato per oltre due anni a spese dei contribuenti, per stilare un rapporto per il Consiglio d'Europa, in cui vengono proposte le idee antisettarie della Miviludes e della Fecris allo scopo di ottenere una raccomandazione del Consiglio agli Stati membri sulla protezione dei minori "vittime" di presunti "abusi nelle sette". In tutti questi anni, oltre ad approvare la legge anti-manipolazione, che è ciò che di più antilibertario possa esistere, la Francia è stata condannata molte volte dalla CEDU, e un deputato francese (Salles) ha affermato in Assembea plenaria, che la CEDU è una istituzione inaffidabile.

La posizione francese sulle "sette" è stata applaudita solo dalla Cina.

La Francia è una nazione pluricondannata dalla CEDU per la violazione continua della libertà religiosa dei cittadini francesi, un paese dove un bambino può essere espulso dalla scuola perché porta un copricapo religioso, dove le leggi sulla laicità non permettono di indossare simboli religiosi negli uffici pubblici, ma ci sono interi quartieri sotto il controllo di gruppi terroristici, ragazze nude possono fare irruzione in una chiesa cattolica e finire su un francobollo commemorativo, la libertà di opinione si basa sull'idea giacobina della religione come fonte di ogni oscurantismo, un paese dove il Main Kampf può far bella mostra di sé nelle librerie, mentre un libro scritto da uno scientologo non può essere messo sullo scaffale.

Nella Francia libertaria è stata emessa una circolare, dal Ministero dell’Educazione Nazionale, il 22 marzo 2012, indirizzata alle autorità educative delle scuole primarie e superiori, intitolata “Prevenzione e lotta contro i rischi settari”, secondo la quale il personale dell’Educazione Nazionale (insegnanti, presidi, ecc.) ha il compito di individuare tutti i bambini e le famiglie sospettate di “derive settarie”, data l’aderenza a certe credenze religiose o visioni del mondo, e denunciarle a unità speciali create per “la raccolta, l’elaborazione e la valutazione di situazioni allarmanti” (CRIP) in ognuno dei dipartimenti francesi, o al Pubblico Ministero.

Per questi motivi e per molti altri io non sto né con Charlie né con la Francia, perché so già che tutto quello che sta accadendo in Francia non ha insegnato nulla e che il primo ministro francese continuerà a finanziare organizzazioni private come la Fecris e Istituzioni come la Miviludes che da anni si accaniscono contro gruppi etichettati come "sette" nonostante il Consiglio d'Europa abbia espressamente richiesto di non utilizzare questa parola, che ha l'unico fine di stigmatizzare minoranze religiose e spirituali.

Non sto con la Francia che considera pericolose pacifiche comunità religiose minoritarie che fanno uso di medicine alternative solo perché vanno contro le potenti lobbies farmaceutiche che condizionano le decisioni del Governo francese.

Non sto con la Francia perché, mentre Hollande afferma in televisione che i fondi per combattere gruppi criminali armati, che sembra agiscano indisturbati in casa sua, non sono sufficienti, continua a finanziare gruppi privati e commissioni parlamentari create ad hoc per combattere nemici immaginari come le "sette", che nessuno sa cosa siano e come si differenzino dalle "religioni".

Se questa è la Francia libertaria, io non sto con la Francia.

Oggi dire questo non è politically correct, ma credo che, se vogliamo veramente onorare le vittime innocenti e agire contro i criminali di qualsiasi colore, religione e nazionalità, dobbiamo prima di tutto essere onesti e dire la verità, un'altra vittima che viene continuamente sacrificata sull'altare della propaganda mediatica e politica che, in questi giorni, ci sommerge di vacue e, soprattutto, "interessate" parole.

Se i cittadini europei non ricostruiranno l'Europa sulla base dei valori e dei diritti inalienabili dell'individuo le manifestazioni e le marce rimarranno simulacri vuoti e senza significato, mentre i nuovi razzisti e "anti-tuttiquellichenonlapensanocomeme" continueranno a raccogliere consensi, così come è avvenuto in passato. L'epilogo lo conosciamo già, ma sembra che noi europei amiamo ripetere gli errori del passato, cambiando solo il target, che ieri era l'ebreo e oggi è il musulmano oppure la "setta" o chiunque non sia gradito da chi ha più potere di lui.

From: http://www.dimarzio.info/it/home-it-it.html

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