Pakistan: Avventista condannato a morte per blasfemia

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Sajjad Masih Gill

Sajjad Masih Gill stava scontando una condanna a vita dal 2013 per presunti SMS offensivi. In appello, i giudici hanno detto che la pena non era sufficiente.

di Massimo Introvigne — La reclusione a vita è una punizione adeguata in Pakistan per aver inviato un SMS critico nei confronti del profeta Maometto? No, ha detto la settimana scorsa l'Alta Corte di Lahore: solamente una condanna a morte sarebbe adeguata.

Sajjad Masih Gill è un Avventista del Settimo Giorno di 35 anni del distretto di Pakpatan, nella provincia del Punjab. Nel 2011, è stato accusato di aver inviato SMS blasfemi che diffamavano il profeta Maometto ed è stato arrestato. La polizia non ha trovato alcuna prova nel suo cellulare che gli SMS fossero stati effettivamente inviati, ma ha dichiarato di essere riuscita a risalire al suo numero di telefono attraverso un ripetitore. Lui e i suoi avvocati hanno ribadito che era stato semplicemente incastrato nel contesto di una repressione della comunità Avventista.

Il 13 luglio 2013, il tribunale di Gojra, Punjab, lo ha condannato all'ergastolo. La sua richiesta di appello ha ottenuto un sostegno a livello internazionale, anche da parte dell'American Jewish Committee, ma è stata ripetutamente rinviata e trasferita da un tribunale all'altro.

Il caso è continuato in un clima di violenza. Il 22 ottobre 2015, il fratello di Sajjad, Sarfraz Masih Gill, e suo nipote, Ramiz Gill, sono stati aggrediti mentre tornavano a casa dopo aver visitato Sajjad in carcere. Da allora hanno dovuto vivere in clandestinità. Il 29 gennaio  2016, due avvocati del team di difesa di Sajjad sono stati fermati da uomini armati e minacciati sulla strada da Kasur a Lahore.

La settimana scorsa, il verdetto d'appello (o, meglio, di revisione) è stato finalmente pronunciato, e i giudici hanno accolto la tesi dell'accusa secondo la quale l'unica pena possibile per la blasfemia è la morte. L'avvocato che ha fatto l'arringa finale per la procura, Zeeshan Ahmed Awan, ha celebrato il successo pubblicando su Facebook che "L'onorevole Alta Corte di Lahore ha accolto la nostra tesi accusatoria affermando che 'la pena capitale è l'unica pena possibile per la blasfemia e il carcere a vita, sebbene previsto dall'articolo 295 C del Codice di Procedura Penale, pronunciato dal tribunale è illegale in quanto incompatibile con le disposizioni dell'Islam'!

Zeeshan Ahmed Awan celebrating on Facebook

L'avvocato dell'accusa Zeeshan Ahmed Awan festeggia su Facebook.

Il team legale di Sajjad ha annunciato la sua intenzione di continuare la battaglia legale, in quello che è un altro triste capitolo nell'applicazione della legge pakistana sulla blasfemia.

Fonte: Bitter Winter