Il caso Rudnev al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite: ancora una volta

Sezione:
Massimo Introvigne

CAP-LC (partner di FOB) e United for Human Rights chiedono giustizia per il dissidente politico e spirituale russo perseguito in Argentina con accuse discutibili.

di Massimo Introvigne — Il caso del maestro spirituale russo Konstantin Rudnev, detenuto in Argentina dal 2025, ha subito una svolta drammatica e profondamente preoccupante. CAP-LC e United for Human Rights hanno ora presentato una nuova dichiarazione scritta al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, avvertendo che la situazione è "significativamente peggiorata" rispetto alla precedente dichiarazione presentata durante l’ultima sessione del Consiglio. La dichiarazione precedente, come riportato da Bitter Winter a gennaio, documentava già il ruolo della disinformazione di matrice russa nel plasmare il procedimento argentino. La nuova dichiarazione chiarisce che i rischi per la salute, la sicurezza e i diritti di Rudnev a un giusto processo hanno ormai raggiunto un punto critico.

Rudnev soffre di una grave fibrosi polmonare, una patologia drasticamente peggiorata durante la sua detenzione. Ora necessita del ricovero in ospedale e di un intervento chirurgico. Tre diversi giudici hanno ordinato che fosse trasferito da un carcere di massima sicurezza agli arresti domiciliari, ma i pubblici ministeri hanno presentato ricorso contro ogni singola decisione, ritardandone l'attuazione di mesi. Anche dopo l'esecuzione del terzo ordine, la pressione non è cessata. La Corte di Cassazione argentina ha ora accolto un ricorso della procura che chiede di revocare gli arresti domiciliari e riportare Rudnev in carcere, nonostante la sua fragilità medica e l’assenza di prove contro di lui. CAP-LC e United for Human Rights hanno avvertito che questa crudeltà della procura «solleva questioni fondamentali sullo stato di diritto in Argentina» e mette Rudnev a rischio immediato.

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Kostantin Rudnev on wheelchair

Konstantin Rudnev su una sedia a rotelle agli arresti domiciliari.


Scarica la dichiarazione in formato PDF (il Consiglio per i Diritti Umani assegnerà la data e il numero di distribuzione in una fase successiva).

La dichiarazione congiunta ribadisce che «Rudnev rimane l'unico imputato nel suo caso ancora in stato di arresto», anche se le perizie forensi hanno smentito le accuse iniziali e non siano emerse prove dell’esistenza di un gruppo organizzato o di attività criminali. Le organizzazioni sottolineano che la custodia cautelare deve essere eccezionale ai sensi dell’articolo 9 dell’ICCPR e non può essere utilizzata «per cercare prove, esercitare pressioni o punire gli imputati». Tuttavia, la prolungata privazione della libertà, la negazione di cure mediche adeguate e il ripetuto rifiuto di attuare le ordinanze giudiziarie suggeriscono che la detenzione abbia assunto un carattere punitivo.

Il ricorso colloca inoltre il caso all'interno di un quadro più ampio. La generica definizione di “tratta” adottata dall’Argentina viene applicata sempre più spesso a gruppi religiosi o spirituali minoritari etichettati come “sette”, spesso sulla base di accuse non verificate. La detenzione preventiva, che secondo il diritto internazionale dovrebbe costituire l’eccezione piuttosto che la regola, è diventata una prassi abituale in Argentina.

Allo stesso tempo, la campagna diffamatoria orchestrata in Russia – dove Rudnev è stato preso di mira attraverso campagne mediatiche, pseudo-competenze e accuse inventate – lo ha seguito oltre confine. I media locali argentini hanno riportato le affermazioni russe senza verificarle, creando un clima in cui il sospetto ha sostituito le prove. CAP-LC e United for Human Rights sottolineano che questo «danno alla reputazione esportato dalla Russia ha influenzato il comportamento delle istituzioni», contribuendo alla severità del trattamento di Rudnev.

Le organizzazioni evidenziano inoltre nuove preoccupazioni sulla repressione transnazionale. Le voci secondo cui la Federazione Russa potrebbe chiedere l’estradizione di Rudnev si sono intensificate. Considerata la storia documentata della Russia di perseguire i dissidenti e di sottoporre i detenuti a trattamenti inumani, qualsiasi richiesta di estradizione violerebbe il principio di non respingimento. La dichiarazione ricorda che gli individui etichettati come “leader di sette” in Russia corrono rischi maggiori, tra cui la violenza da parte di altri detenuti e la negazione delle cure mediche. La morte dei prigionieri politici detenuti in Russia sottolinea la gravità di questi pericoli.

La dichiarazione congiunta si conclude con una serie di raccomandazioni urgenti. Invita l'Argentina a respingere qualsiasi ulteriore tentativo della pubblica accusa di riportare Rudnev in carcere, a riesaminare le accuse alla luce dell'assenza di prove e delle indicazioni di disinformazione generata dall'estero, e a rifiutare categoricamente qualsiasi richiesta di estradizione da parte della Russia, qualora ce ne fossero. Esorta inoltre il Consiglio per i Diritti Umani a riconoscere il caso come un esempio di come «le narrazioni reputazionali costruite in un paese possono influenzare i risultati giudiziari in un altro», minando il giusto processo e mettendo in pericolo gli individui vulnerabili.

Con la salute di Rudnev ormai precaria e la Corte di Cassazione chiamata a valutare una richiesta che potrebbe riportarlo in una struttura di massima sicurezza, l’urgenza della situazione è aumentata drasticamente. Senza un intervento correttivo immediato, l’Argentina rischia di diventare il teatro di un grave errore giudiziario, le cui origini non si trovano a Buenos Aires o Bariloche, ma a Mosca.

Fonte: Bitter Winter