Negazionisti del genocidio dello Xinjiang: studiosi super-prudenti o utili idioti?

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Marco Respinti

Quelli che sostengono che la parola con la G non è appropriata e i mercenari di Pechino giocano giochi differenti. Ma in entrambi i casi, il PCC vince.

di Marco Respinti — Il 29 aprile 2021, l'Ambasciata degli Stati Uniti in Italia a Roma ha ospitato un webinar della serie "Giovedì Transatlantici", dal titolo Diritti Umani in Cina: la comunità Uigura presentato da Kimberly Krhounek, Consigliere del Ministro per gli Affari Politici presso l'Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, e moderato da Giulia Pompili, giornalista del desk Asia-Pacifico de Il Foglio. Hanno preso la parola due relatori Uiguri: Rushan Abbas, fondatrice della “Campagna per gli Uiguri”, con sede a Washington, e la cantante Rahima Mahmut, direttrice della sezione di Londra, Regno Unito, del World Uyghur Congress.

Il video del webinar


I due oratori hanno illustrato efficacemente la situazione nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang (XUAR), che i suoi abitanti non-Han chiamano Turkistan Orientale, dove, a causa del suo odio per la religione, il PCC perseguita aspramente gli Uiguri e altri popoli turchi di fede Musulmana, insieme ad altri gruppi religiosi. Hanno raccontato le loro storie personali e aneddoti importanti, aggiungendo dettagli e corroborando le loro accuse contro il regime cinese con solide prove.

Rushan Abbas speaking at the Webinar

Rushan Abbas parla al Webinar


Rushan Abbas (che ha citato Bitter Winter) ha mostrato immagini che rivelano le sofferenze degli Uiguri, sottoposti a ogni tipo di crudeltà, dal rapimento all'incarcerazione illegale, dai matrimoni forzati alla sterilizzazione forzata delle donne, dal prelievo di organi agli aborti obbligatori. Rahima Mahmut si è concentrata sull'aspetto della cultura, evidenziando la guerra condotta dal PCC contro la lingua e le tradizioni Uigure, nel tentativo generale di cancellare l'identità del suo popolo. Ha anche letto alcune belle poesie Uigure da lei tradotte in inglese, e ha recitato versi in lingua Uigura che risuonavano come la voce di chi non ha voce.

È genocidio, ovviamente

Una domanda posta dal sottoscritto, durante la sessione di domande e risposte ha attirato gran parte dell'attenzione sull'etichetta “genocidio”, una parola con la G ancora controversa. Ho infatti chiesto se i relatori avessero un'idea del perché, non solo i funzionari del PCC o i mercenari sul libro paga del Partito, ma anche rispettati commentatori indipendenti esitino ancora a definire genocidio la crisi dello Xinjiang/Turkistan Orientale. Si fermano prima di arrivare all'ovvia conclusione. Sono consapevoli di tutte le prove del genocidio, ma si astengono dal chiamarlo genocidio. Lo denunciano come se fosse un genocidio, ma non osano chiamarlo genocidio.

Una breve ma chiara dichiarazione dal pubblico del deputato italiano Paolo Formentini, che ha recentemente presentato una risoluzione sul genocidio per incriminare la Cina nel Parlamento italiano, ha rafforzato il caso. Formentini ha commentato che, non importa quanto sarà difficile far passare la sua risoluzione nel parlamento italiano, tuttavia ciò che il PCC fa nella XUAR "è un genocidio, ovviamente".

In generale, i "bravi ragazzi" titubanti affermano che la crisi Uigura non è un genocidio, perché non c'è un tentativo di eliminazione fisica di tutti i membri di una minoranza perseguitata. Ma i due oratori Uiguri hanno dimostrato che è vero il contrario, sottolineando che i crimini commessi dal PCC nello Xinjiang/Turkistan Orientale si qualificano come genocidio secondo la Convenzione ONU sul genocidio, poiché ne soddisfano i suoi cinque requisiti. Rahima Mahmut ha indicato in particolare due documenti molto recenti: il rapporto The Uyghur Genocide: An Examination of China’s Breaches of the 1948 Genocide Convention, pubblicato dal Newlines Institute for Strategy and Policy di Washington in collaborazione con il Raoul Wallenberg Centre for Human Rights di Montreal, Canada, e l'opinione di importanti avvocati dell'Essex Court Chambers in London, led by Alison McDonald QC.

Soddisfare i cinque requisiti delle Nazioni Unite

Il primo documento – che Bitter Winter ha esaminato e che, tra l'altro, è stato promosso anche dal the Jewish News  – afferma chiaramente: "Mentre la commissione di uno qualsiasi degli atti enumerati dalla Convenzione sul genocidio con l’intenzionalità  può sostenere una constatazione di genocidio, le prove presentate in questo rapporto sostengono una constatazione di genocidio contro gli Uiguri in violazione di ogni atto proibito nell'articolo II" della Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio, comunemente chiamata "Convenzione sul genocidio", "da (a) a (e)". Vale a dire, "(a) Uccidere i membri del gruppo. [...] (b) Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo. [...] (c) Infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita tali da provocarne la distruzione fisica totale o parziale. [...] (d) Imporre misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo. [...] (e) Trasferire con la coercizione i bambini del gruppo a un altro gruppo". E conclude che "la Cina è responsabile di un genocidio in atto contro gli Uiguri, in violazione della Convenzione sul genocidio".

Il primo parere legale

Il secondo documento è estremamente importante, in quanto si tratta di di un parere legale di 100 pagine, il primo parere legale su questo argomento. Dopo aver considerato principi e fatti in modo molto dettagliato, questa dichiarazione legale conclude “tche le prove disponibile stabiliscono in modo credibile che i crimini contro l'umanità e il crimine di genocidio" (due crimini diversi, legalmente parlando) "sono stati commessi" dal regime cinese nello XUAR.

Il suo ultimo paragrafo sottolinea: "I crimini internazionali di grave entità preoccupano tutti gli Stati e, in linea con gli autori di altri rapporti, riteniamo che esista un forte obbligo per i governi nazionali di intraprendere azioni urgenti per prevenire le atrocità in corso nei confronti della popolazione Uigura dello XUAR. Come minimo, i governi nazionali dovrebbero rilasciare dichiarazioni ufficiali che riconoscano le atrocità commesse e dichiarino la loro posizione secondo cui vi sono prove della commissione di crimini contro l'umanità e/o genocidio. Possono anche prendere in considerazione la possibilità di esercitare la giurisdizione penale su tutti gli individui sospettati del crimine e/o di imporre sanzioni Magnitsky in linea con la loro legislazione nazionale. Dovrebbero anche avviare e impegnarsi in sforzi diplomatici per richiedere un'indagine completa e trasparente dei fatti sul campo, il processo e la punizione di coloro che sono ritenuti responsabili di qualsiasi crimine internazionale, e la cessazione di ulteriori atrocità contro la popolazione Uigura".

Si dovrebbe sempre fare una distinzione tra i commentatori e forse anche tra gli studiosi che non osano pronunciare la parola con la G e i propagandisti del PCC e i suoi mercenari. I primi potrebbero avere motivi intellettualmente onesti per la loro ritrosia, gli unici ignobili sarebbero il desiderio di essere accettati socialmente o il sostegno a governi e imprese che vogliono proteggere il loro commercio con la Cina. I lettori in generale possono continuare a beneficiare delle loro ricerche e dei loro discorsi. Ma inevitabilmente il loro rifiuto di qualificare ciò che sta accadendo nello XUAR come "genocidio" è un regalo immeritato alla Cina comunista genocida. Questa è la sostanza della risposta che i due relatori Uiguri hanno dato alla mia domanda.

Chinese trolls in action on YouTube

Troll cinesi in azione su YouTube


L'esercito di hater e troll che hanno scatenato il loro livore contro gli Stati Uniti (per aver ospitato il webinar), i due relatori e il moderatore (con offese personali) su YouTube dimostra che il PCC non ha bisogno di alcun aiuto per diffondere bugie. Ha le proprie legioni di troll.

Fonte: Bitter Winter