Il blitz della polizia presso l'AROPL a Crewe solleva preoccupazioni in merito alla proporzionalità

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Emergono inquietanti analogie con le modalità delle incursioni militari contro le minoranze religiose.

di Alessandro Amicarelli — L'operazione del 29 aprile a Crewe, dove circa 500 agenti di polizia britannici – ai quali, secondo quanto riferito, si sarebbero uniti anche agenti irlandesi e svedesi – hanno fatto irruzione nel quartier generale della Religione Ahmadi della Pace e della Luce (AROPL), ha sollevato seri interrogativi sulla proporzionalità e sull'uso della forza. L'AROPL ha presentato una denuncia alle Nazioni Unite per i maltrattamenti subiti dai suoi membri in Svezia, e alcuni ritengono che questa azione sia il risultato di segnalazioni inviate al Regno Unito dalla polizia svedese. Sebbene i media abbiano menzionato accuse di traffico di esseri umani e abusi sessuali, queste rimangono vaghe, mentre un giornalismo responsabile richiede di attendere dettagli verificabili prima di commentarne la fondatezza. Ciò che si può già valutare, tuttavia, è la natura del raid e le accuse di uso eccessivo della forza avanzate dai membri dell'AROPL.

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The police enters the AROPL headquarters

La polizia entra nel quartier generale dell'AROPL. Screenshot


Alcuni testimoni hanno descritto a "Bitter Winter" un intervento iniziato intorno alle 8:50 del mattino e rapidamente degenerato in una scena di confusione e intimidazione. Hanno riferito che gli agenti hanno confinato i residenti nelle loro stanze, impedendo loro di aprire le finestre, e hanno esibito un mandato di perquisizione solo quasi un'ora dopo l'inizio dell'operazione. I resoconti parlano di uso del taser, di placcaggi violenti e di persone – tra cui donne incinte – spinte o gettate a terra. Una ragazza di 16 anni sarebbe stata colpita al volto e diversi fermati hanno denunciato di aver subito aggressioni mentre erano ammanettati. I bambini sono stati trascinati fuori dai loro letti in pigiama, separati dai genitori, interrogati senza la presenza dei tutori e, in alcuni casi, lasciati senza pannolini, vestiti o farmaci. Alcune donne e bambini sono stati costretti a camminare a piedi nudi sull'asfalto fino alla stazione di polizia. I danni alle proprietà sono stati ingenti, con porte rotte e oggetti domestici distrutti. Le sensibilità religiose sono state ignorate quando il copricapo del leader è stato rimosso nonostante le precedenti rassicurazioni.

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AROPL members protesting the raid

I membri dell’AROPL protestano contro il blitz. Screenshot


All'interno della cosiddetta "Sala dei Misteri", dove si erano radunate molte donne e bambini, i tentativi di uscire sarebbero stati bloccati e sarebbe stato utilizzato spray al peperoncino nonostante la presenza di minori. Si sono verificate scene di panico mentre le famiglie cercavano invano di allontanarsi da quello che percepivano come un ambiente pericoloso. Le esigenze mediche sono state trascurate, incluso il caso di una donna che ha perso una seduta di dialisi essenziale. Alla stazione di polizia, i manifestanti a cui era stato detto che potevano manifestare pacificamente sono stati dispersi con calci, gas lacrimogeni e spray al peperoncino; tra i feriti c’erano un anziano, una giovane donna ripetutamente presa a calci a terra e una donna incinta colpita allo stomaco.

Queste accuse riecheggiano schemi documentati dagli studiosi Susan J. Palmer e Stuart A. Wright in "Storming Zion: Government Raids on Religious Communities" (Oxford University Press, 2016). La loro ricerca dimostra che le incursioni contro le religioni minoritarie assumono spesso un carattere militarizzato e teatrale, determinato non tanto dalle immediate esigenze delle forze dell'ordine quanto da narrazioni stereotipate di "sette pericolose". Come scrivono, le organizzazioni anti-sette contribuiscono a costruire "quadri strategici" che descrivono tali gruppi come intrinsecamente minacciosi, attingendo a cliché di abuso, terrorismo o suicidio di massa, che a loro volta incoraggiano le autorità a reagire in modo eccessivo con una forza sproporzionata.

L'operazione di Crewe, con il suo massiccio dispiegamento di agenti e il trattamento riservato, secondo quanto riferito, a donne, bambini e civili, si inserisce in questo schema con inquietante precisione. La portata e le modalità dell'intervento sembrano difficili da giustificare sulla base di quanto è di dominio pubblico in merito alle accuse. Le accuse di violenza, negazione di assistenza mediche, interferenza con la pratica religiosa e irregolarità procedurali, tra cui istruzioni contraddittorie e mancanza di informazioni sugli arresti, sottolineano la necessità di un'indagine indipendente.